La Cartapesta
La tecnica della cartapesta nasce dall'esigenza di riciclare la carta usata, che anticamente era un materiale molto costoso, a causa dei lunghi e faticosi metodi di lavorazione.
La carta fu inventata in Cina all'inizio del 2° secolo d.C. Si diffuse poi nei paesi arabi e nel 12° secolo giunse in Europa e in Italia, attraverso scambi commerciali.
Si trattava di carta fatta a mano, con un procedimento molto impegnativo: si partiva dalla macerazione di stracci di lino, cotone e canapa, che venivano poi ridotti in poltiglia.
La poltiglia veniva distribuita su di un telaio che sosteneva una fitta rete di maglie di bronzo; poi i fogli ancora umidi si poggiavano su appositi fogli di feltro formando pile di fogli di carta e feltro. Queste venivano poste sotto un torchio e pressate per eliminare l'acqua in eccesso.
I fogli venivano infine asciugati per mezzo di correnti d'aria e poi accuratamente stirati.
In seguito all'invenzione della carta comparve la cartapesta: in Cina veniva utilizzata, tra l'altro, per realizzare gli elmi dei guerrieri che venivano poi rivestiti da uno strato di lacca per aumentarne la resistenza.
In Europa l'interesse per la lavorazione della cartapesta si diffuse verso il 18° secolo,quando i commercianti cominciarono a introdurre oggetti di vario tipo provenienti dall'Oriente.
In Francia gli artigiani si interessarono subito a questa tecnica. Nella seconda metà del 18° secolo vi fu una grande produzione di oggetti in cartapesta: si realizzavano elementi architettonici, decorati a foglia d'oro, che imitavano stucchi e gessi ma erano molto più leggeri; si costruivano mobili e oggetti artistici. Per realizzarli si usavano i cartelloni dei teatri, che venivano sostituiti dopo ogni spettacolo, e vecchi manifesti pubblicitari.
Ben presto la tecnica della cartapesta passò in Inghilterra, dove si diffuse su larga scala, superando la Francia sia per la produzione che per la qualità dei manufatti.Molti artigiani francesi si recarono così a lavorare la cartapesta nelle numerose botteghe inglesi e si cominciò a usare il termine "papier maché", cioè "carta macerata".
A partire dalla seconda metà del 18° secolo, in Inghilterra si cominciò a usare la cartapesta per la produzione di oggetti per la casa che imitavano lo stile cinese e quindi le decorazioni a lacca. Questo era considerato tra l'altro un passatempo a cui si dedicavano le ragazze di buona famiglia.
La cartapesta però era utilizzata anche per costruire pannelli o tettucci per carrozze, ruote per carri, pannelli per porte e cabine di navi.
Charles Bielefeld, inventore e industriale,nel 1846 brevettò un sistema per produrre pannelli di cartapesta talmente resistenti da essere impiegati persino per la costruzione di case prefabbricate che resistettero a piogge torrenziali.
Questo non fu l'unico caso in cui la cartapesta venne impiegata come materiale da costruzione: nel 1793 nei dintorni di Bergen, in Norvegia, fu costruita una chiesa con pannelli di cartapesta. La chiesa si mantenne in buone condizioni per 37 anni, poi fu demolita.
In Italia va ricordata la cartapesta leccese. Nel Salento l'arte di plasticare la carta (grazie all'aggiunta di altre materie povere come paglia, stracci, colla, gesso e pochi modesti attrezzi) ha avuto origine nel '700, periodo in cui, a causa del moltiplicarsi delle chiese, occorreva un materiale povero per la realizzazione di un gran numero di statue che ancora oggi ornano le chiese e le cattedrali del territorio.
Dopo un periodo di declino, negli ultimi anni si assiste alla riscoperta della cartapesta nell'artigianato e nell'arte.
Un sempre maggiore numero di artisti la sta infatti riscoprendo grazie anche al crescente interesse per i materiali riciclati.
Si tratta infatti di un'arte che utilizza materiali "poveri": carta straccia, colla, gesso. Si crea così un impasto che può essere modellato in stampi o applicato su di un'intelaiatura di sostegno.
Oggi c'è una riscoperta dell'arte della cartapesta, con cui si creano complementi d'arredo, bomboniere e personaggi del presepe.